La poesia non è fatta per stare nei libri.

Vive nei luoghi che attraversiamo ogni giorno, anche quando non li guardiamo davvero.
Per questo la porto in strada, rendendola impossibile da ignorare.

Mi chiamo Poeta della Serra

Scrivo versi su lampioni, cassonetti e panchine per interrompere il flusso quotidiano e costringere chi passa a fermarsi.

La strada diventa convivialità.
La poesia è incontro fortuito.

Ho scelto l’anonimato perché il focus non cadesse sul mio volto, ma sul gesto.

Fotografando i miei versi e pubblicandoli sui social, i miei lettori hanno a loro volta diffuso la poesia sul web e sempre più persone, trovando i miei aforismi per strada, hanno iniziato poi a seguirmi online.

A oggi i miei canali social contano migliaia di iscritti, ma i feedback più importanti che ricevo continuano ad arrivare dalle strade: quando qualcuno mi riconosce mentre sto scrivendo e mi saluta, mi fa domande, mi stringe la mano.

Ho cercato di evolvermi di continuo.
Ho studiato la parola in ogni sua forma, trascendendola e concludendo che la poesia,
nel suo stato primigenio, può trovarsi ovunque, in qualsiasi forma.

Essa non è necessariamente testo, ma può essere molto di più: per me a un certo punto è diventata performance.

Durante il mio percorso ho collaborato con diverse realtà, nell’ambito di varie iniziative:
nel 2024 ho creato un Telefono del vento per il  progetto In Luce, a Treviso.
Nel 2025 ho messo la mia poesia al servizio della cura, nell’ambito del progetto Art4Mind, in collaborazione col Policlinico Gemelli e la Fondazione Unhate.
Nello stesso anno ho partecipato al TedX Policoro, con un speech intitolato Come aprire una porta chiusa.
Faccio anche parte della giuria del Premio Andrea Camilleri, per la sezione poesia.

Inoltre, ho raccolto le mie poesie in tre raccolte: Frutti di male (2021), Biscotti della sfortuna (2023) e Pagine da strappare per non strapparsi (2025).

A chi mi chiede quali siano i miei progetti futuri rispondo: scopriamolo insieme.
Il resto della storia è ancora
tutto da scrivere